Nato a Firenze, da alcuni mesi trasferitosi a Roma, Peckinpah è l’alter ego di Lorenzo Bettazzi, già bassista con la decennale rock band fiorentina Zenerswoon. Per questo suo progetto solista si è ribattezzato con il nome del grande regista americano Sam Peckinpah, dal quale ha ereditato un’idea di modello umano non troppo incoraggiante e una certa attitudine “loner” nei confronti della realtà.
Tutto inizia alla fine del 2006 con la partecipazione al Rock Contest, organizzato e sponsorizzato da ControRadio Firenze e di cui Peckinpah è risultato uno dei finalisti. Da allora è iniziata una sempre crescente attività dal vivo, in serate a proprio nome e in apertura ad altri performers che lo hanno portato ad esibirsi sui palchi della Toscana e in giro per l’Italia.
Il primo disco autoprodotto “OnTheSpurOfTheMoment” (2006) rappresenta in pieno la concretizzazione del progetto: registrato al Bunkerhaus Studio di Firenze, scritto arrangiato e interamente suonato da Peckinpah stesso, rispecchia fedelmente, nei contenuti e nelle dinamiche, il suo tipico approccio autobiografico e intimista alla musica.
Il secondo disco “That’s all bad folk” (2010), per l’etichetta milanese CaneBagnato Records, si può considerare la naturale evoluzione musicale di Peckinpah: anch’esso registrato al Bunkerhaus Studio di Firenze e interamente realizzato dall’autore, si arricchisce di nuove aperture strumentali che mantengono la loro matrice folk pur sconfinando in atmosfere al di là della sonorità acustica, da sempre caratteristica imprescindibile dell’intero progetto.
La performance live di Peckinpah si trasforma così in un percorso personale sempre in evoluzione tra canzone d’autore, folk impegnato e rock spregiudicato.
Sull’uscita di Was prendo a prestito le parole di Andrea Tramonte per l’Unione Sarda (via il tumblr di Nico Massa):
“Se si gratta sotto la superficie – anche solo un po’ – della scena musicale indipendente sarda è possibile scovare progetti un po’ defilati ma davvero ricchi di qualità e di talento. Ad esempio Andrea Cherchi, in arte Was, è un ragazzo guspinese di 23 anni che sta per arrivare al traguardo del primo disco d’esordio dopo un percorso appartato, fatto di pochi live e di numerose registrazioni casalinghe, fino a quando – circa un anno fa – non ha deciso che era giunto il momento di uscire più allo scoperto e di registrare un disco vero e proprio, con l’aiuto di alcuni amici musicisti con maggiore esperienza.
Il disco si intitola After Dinner e uscirà tra febbraio e marzo per l’etichetta milanese Canebagnato Records, una label -spiegano- «orgogliosamente fatta in casa che dal 2006 sopravvive nascondendosi alla folla». I sei brani che compongono il disco sono stati registrati allo Sleepwalkers di Guspini da Gabriele Boi, con l’aiuto di Sara Cappai (che accompagna alla voce e alla chitarra elettrica) e Gianmarco Cireddu (violino) -insieme sono noti al pubblico anche con il progetto dei Diverting Duo- e il featuring di Michele Sarti (Nick Rivera) alla tromba e synth in Tired horse. Cherchi invece fa tutto il resto: canta, suona la chitarra acustica, compone e scrive i testi (a parte uno, Somebody thinks to know, scritto insieme ad Anna Follesa). Si tratta di canzoni intime, brumose, un po’ spoglie. Canzoni da arrovellamenti notturni e malinconie assortite, figlie tanto del folk inglese di Nick Drake quanto del cantautorato americano anni novanta dei vari Smog e Bonnie “Prince” Billy, ma alcuni brani -come Hide- tradiscono una forte ispirazione barrettiana, specie nel gusto melodico un po’ obliquo.
«Canzoni e testi forse sono un po’ tristi», racconta Cherchi, «ma semplicemente perché mi capita di scrivere sempre quando sono malinconico e tendo a rappresentare lo stato d’animo di un momento particolare». Da sottolineare: «La maggior parte delle cose sono state registrate all’insegna del “buona la prima”, e in tre giorni il lavoro era finito».”
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