Deliri, desideri, distorsioni. Frantumi, e speranze. Fauve! Gegen a Rhino è musica del dopoguerra, il prossimo: torneremo primitivi del futuro tra le architetture squarciate di Gordon Matta-Clark, etimologicamente belve bohème che si disputano con l’attendista rinoceronte preistorico il possesso del Bene in un rito dionisiaco.
Andrea, Matteo e Riccardo hanno vent’anni e si muovono a Pistoia. Avereventanni nell’Italia di oggi e fare la propria cosa sapendo che nessun altro dalle tue parti la fa, in palese antinomia con gli ascolti e le pratiche musicali dei coetanei, a distanza-luce dal campo indipendente e in relazione insospettabile con la musica contemporanea di ricerca, controculturali come lo erano Deleuze e Guattari.
Non è indietronica poiché va oltre il Morr sound, né retroguardia IDM bensì cardiologica organizzazione del caos, spazio urbano decostruito e vitale, archistar-music futurista animata nei bivacchi industriali di Babilonia. Le influenze sono squadernate su myspace, e sono tutte quelle che potete immaginare nel 2010.
“Namegivers’ Avenue”, la strada dedicata a coloro che alle strade, e a tutto il resto, attribuiscono dei nomi. Ovvero, nelle parole dei Fauve! Gegen a Rhino: “Salvo eccezioni tutti siamo battezzatori, diamo nomi, definizioni ed etichette. Il parallelo immediato a questo concetto è la città, o più nello specifico la strada. Parte dal coagulo indefinito, amorfo, la chora, che sarà poi sempre più dettagliato, definito, arricchito di negozi ed esercizi. Frammenti che non si accontentano di rimanere tali, ma che mirano a un sistema, come la stessa mappa che ritrae una griglia di strade, lo schema diviso in streets ed avenues. Non ci basta il Tutto ma vogliamo anche le sue parti…”
Chora è rumore bianco della genesi, che si rifrange nei loop inquietanti, nei tamburi di battaglia e nella sintesi granulare apparatiana di Clonery, atta a riportare sul disco la botta del live decisamente Fuck Buttons. Dalla stasi nasce il ritmo sporco di Work in progress, tra le più interessanti: è alternanza di pensiero e azione, col vento freddo che determina un cambio repentino, uno dei marchi di fabbrica F!GaR. Il reticolo di parallele e perpendicolari che si viene a incanalare è una Torino teutonica, come krauta è la Venezia del futuro possibile immaginata da Yona Friedman in una installazione musicata dai Fauve!: A bridge for the sky è atto unico che diventa riproducibilità tecnica (Benjamin), interlocutorio tra liquida kosmische dei primi 70s e ambient analogica anti-Future Sound Of London. Poche note di chitarra generano una nuvola grigia contenente echi di lavori in corso, telefoni, campanelle, borse della spesa vuote che volano, voci… A factory marziale fanfara dell’anno 3000, tragedia in corto circuito tra l’umano e la macchina, quando l’elettrica prende in mano la situazione è una riscossa postbellica, 365 all’alba: all’entrata in sala per il cortometraggio A velvet heart l’aria è sospesa, le casse sono aperte e le percussioni digitali, heartbeat da sequencer cfr. Dead Can Dance, una campana in vetro gotico che si sgretola lentamente sotto i colpi di pistole laser giocattolo dai led fluorescenti. Dopo l’apocalisse di Metropolis e Fahrenheit 451, Marching away è l’illusione nel rifugio antiatomico mentre fuori il deserto è solcato dall’andirivieni di un’ambulanza, prima che Have U ever asked yourself… si dimostri alienante videogame alien h(a)unter, con l’incubo degli uccelli di Hitchcock che incombe sul laboratorio del dottor Stranamore, un’isteria senza soluzione se non la perdita del controllo.
Come per “Geben”, anche le copie di “Namegivers’ Avenue” sono realizzate a mano e tutte diverse l’una dall’altra: ciò fa parte dello stesso input che presiede allo sviluppo delle esibizioni live, ovvero un’esperienza irripetibile di volta in volta, per l’arte, anche site specific.
Fauve! Gegen a Rhino
- una biografia -
La band pistoiese Fauve! (Andrea Lulli e Matteo Moca), ispirata a un noise elettronico, incontra Riccardo Gorone che stava portando avanti il suo progetto solista Rhino Therapy, votato a un suono post-minimalista. Nascono Fauve! Gegen a Rhino (letteralmente Belva! contro un Rinoceronte). Nell’inverno 2009 la band pistoiese produce e pubblica il primo album “Geben” -che ottiene lusinghiera visibilità dalla critica specializzata- nel mentre continua a comporre: i brani del secondo disco “Namegivers’ Avenue” vedono la luce nell’autunno 2010.
Hanno collaborato e suonato con Wassilij Kropotkin, Piet Mondrian, Samuel Katarro, Ka Mate Ka Ora, Calibro 35, The Cesarians, Iosonouncane, Joujoux d’Antan, Criminal Jokers, DD/MM/YYYY.
la dimensione live
(indicazioni ai promoter)
Il live vuole essere un flusso continuo di musica. La durata sarà di 45/60 minuti circa in cui si ripropongono i brani degli album. L’atmosfera che il live cerca di creare è ambient / noise: rumori ancestrali di amplificatori, wall of sound chitarristici, ritmi ossessivi che richiamano percussioni e l’underground nelle elettroniche. Lo scopo del live non è tanto l’ascolto da parte del pubblico quanto il suo coinvolgimento. I Fauve! Gegen a Rhino collaborano per partecipare ad un evento e non solamente ad un concerto. I volumi del live possono essere gestiti dal gruppo (come è stato già fatto) a seconda delle intenzioni, della dimensione del locale.
Fauve! Gegen a Rhino
andrea lulli: synth, drum machine, kaosspad, tanica di benzina
matteo moca: chitarra, laptop, sampler, effetti, voce, glockenspiel, electric drum, percussioni
riccardo gorone: chitarra, drum machine, electric drum, percussioni, voce, glockenspiel
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